Il nuovo tango-cancion (argentina)

data: 12/07/2012 ora: 21:30:00

 

I riferimenti tradizionali per Daniel Melingo, nato a Buenos Aires nel 1957, sono Carlos Gardel, Roberto Goyeneche “el polaco” e Edmundo Rivero, i grandi maestri del tango cancion. Del resto tutta la sua famiglia, in parte di origini triestine, ha respirato musica, tango e poesia dei bassifondi della capitale argentina. Ma la gioventù di Melingo, artista totale, colto e popolare, è ricca di tante esperienze dal rock (Los Abuelos de la Nada, los Ramones del Tango) a Milton Nascimiento. Il richiamo delle radici giunge, irresistibile, solo alla fine degli anni novanta, ed è un incontro fatale e devastante che fa nascere il nuovo eroe del tango porteño. Dalla personalità di Melingo, sfaccettata di malinconia, teatralità, passione e sofferta bizzarria, la musica che negli anni Trenta animava i quartieri malfamati di Buenos Aires, rinasce stralunata, sorniona, ma con lo stesso fascino immortale. Un proto-tango, come afferma lo stesso cantante, intrigante e contemporaneo, ma senza dimenticare la ballabilità delle melodie e senza stravolgere le forme del genere. È soprattuto un nuovo tango cancion, che utilizza - come fece Gardel - il lunfardo, il linguaggio che i detenuti usavano per non farsi capire dai poliziotti (si prendono le sillabe delle parole rovesciandole: tango diventa gotan) e che era diffuso nelle bettole e nei luoghi di malaffare. La voce di Melingo è l’ultimo ingrediente di questa meravigliosa ricetta: scura e profonda, surreale e ipnotica, romantica e nostalgica, esprime tutta l’intesità e l’intreccio tra vita e musica che caratterizza l’esistenza stessa di questo artista e l’humus da cui è nato lo spirito del tango. “Santa milonga” (2004) è il primo CD, ma una vera notorietà internazionale per Melingo arriva solo nel 2008 col secondo album “Maldito Tango” prodotto dall’etichetta Manana (quella di Gotan Project). L’atteso concerto per Itinerari folk arriva a ridosso dell’uscita del terzo CD “Corazon & Hueso” (World Village/Harmonia Mundi, 2011) che conferma, più che la fama di “maledetto”, la qualità e la classe del suo lavoro.