Il rinnovamento della tradizione araba

data: 04/08/2012 ora: 21:00:00

 

Considerati in Tunisia e in tutto il mondo delle star dei rispettivi strumenti, l’oud o liuto arabo e il kanoun una cetra trapezoidale con 72 corde che vengono pizzicate, i fratelli M’Raihi rappresentano un brillante esempio di armonia tra identità e globalizzazione, una sorta di primavera araba nell’ambito musicale. Iniziano a suonare all’età di tre anni, sotto la guida del padre medico e melomane, prima di poter entrare a dieci anni al Conservatorio di Tunisi. All’età di sedici e diciassette anni (sono nati nel 1986 e 1987) si esibiscono nei più importanti teatri del Medio Oriente e registrano il loro primo album a cui ne seguiranno altri cinque. In breve tempo dimostrano che il loro talento, unito a un spiccata sensibilità all’apertura culturale, gli consente di spaziare dalla musica classica e tradizionale del Maghreb alla composizione di brani originali dove sperimentano anche nuove tecniche strumentali. I due giovani fratelli tunisini sono così diventati i rappresentanti di una nuova prospettiva per la musica araba, capace di assorbire le più disparate influenze mediterranee, rispettandone gli aspetti meditativi e d’improvvisazione, senza rinunciare alla ricerca di uno stile autonomo lontano dagli stereotipi e vicino alla dimensione di una musica senza frontiere, come pure agli stilemi del jazz. L’ultimo album “Perpetual Motion” (Network) è sicuramente il loro capolavoro, definito da Amine e Hamza stessi come “una nuova visione della world musica moderna che tenta di oltrepassare qualsiasi confine o barriera”. Una musica che esprime luminosità e dolcezza, ad immagine del loro paese, e la critica li esalta paragonandoli al loro grande conterraneo Anouar Brahem e ai fratelli palestinesi Joubran.