ROBERT SCHUMANNdal 18/11/2010 - al 18/11/2010

organizzatore Associazione Organistica Trentina -
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note iNCONTRO DEI SOCI “L’opera organistica di Robert Schumann” - Lezione ore 18 seminario maggiore


“L’opera organistica di Robert Schumann”

concerto: “L’opera organistica di Robert Schumann”
data/ora data: 18/11/2010 / ora: 20:30:00
citt�
via
luogo
Trento
Santissimo
programma: Studien für den Pedal-Flügel Op. 56 * N° 1 in Do maggiore - Nicht zu Schnell N° 2 in la minore - Mit innigem Ausdruck N° 3 in Mi maggiore - Andantino-Etwas schneller N° 4 in La bem. maggiore - Innig N° 5 in si minore - Nicht zu schnell N° 6 in Si maggiore - Adagio Skizzen für den Pedal-Flügel Op. 58 ** N° 1 in do minore - Nicht schnell und sehr markirt N° 2 in Do maggiore - Nicht schnell und sehr markirt N° 3 in fa minore - Lebhaft N° 4 in Re bem. maggiore - Allegretto Sechs Fugen über den namen BACH für Orgel oder Pianoforte mit Pedal Op. 60 N° 1 in Si bem. maggiore - Langsam ** N° 2 in Si bem. maggiore - Lebhaft * N° 3 in sol minore - Mit sanften Stimmen ** N° 4 in Si bem. maggiore - Mässig, doch nicht zu langsam ** N° 5 in Fa maggiore - Lebhaft * N° 6 in Si bemolle maggiore - Mässig, nach und nach schneller *
gruppo: Stefano Rattini e Simone Vebber
Tipo di Musica: Studien für den Pedal-Flügel Op. 56 * N° 1 in Do maggiore - Nicht zu Schnell N° 2 in la minore - Mit innigem Ausdruck N° 3 in Mi maggiore - Andantino-Etwas schneller N° 4 in La bem. maggiore - Innig N° 5 in si minore - Nicht zu schnell N° 6 in Si maggiore - Adagio Skizzen für den Pedal-Flügel Op. 58 ** N° 1 in do minore - Nicht schnell und sehr markirt N° 2 in Do maggiore - Nicht schnell und sehr markirt N° 3 in fa minore - Lebhaft N° 4 in Re bem. maggiore - Allegretto Sechs Fugen über den namen BACH für Orgel oder Pianoforte mit Pedal Op. 60 N° 1 in Si bem. maggiore - Langsam ** N° 2 in Si bem. maggiore - Lebhaft * N° 3 in sol minore - Mit sanften Stimmen ** N° 4 in Si bem. maggiore - Mässig, doch nicht zu langsam ** N° 5 in Fa maggiore - Lebhaft * N° 6 in Si bemolle maggiore - Mässig, nach und nach schneller *
suonatori: Stefano Rattini e Simone Vebber
strumenti: organo
note: Figlio di un ricco libraio ed editore - la madre dava lezioni di pianoforte - Robert Schumann si appassionò durante l’infanzia alla poesia e alla musica. Nel 1828, per soddisfare il desiderio della madre, rimasta vedova, si iscrisse all’università di Lipsia per compiervi gli studi di diritto, continuando nonostante tutto a coltivare la passione per la musica. Nel 1830 divenne allievo di pianoforte di Frie-drich Wieck e si dedicò interamente alla musica, immergendosi subito in uno studio intenso per riguadagnare il tempo perso durante gli anni di università; in particolare, studiò intensamente il “Clavicembalo ben temperato” di Bach, di cui fece il proprio pane quotidiano. Schumann non poté coronare il sogno di diventare un grande pianista, a causa di esperimenti insensati a cui si sottopose per perfezionare la sua tecnica pianistica, esperimenti che gli causarono la perdita dell’uso dell’anulare della mano destra. Egli decise allora di dedicarsi alla composizione. Fece molti viaggi in Italia: a Brescia, Milano, Venezia e rimase affascinato dalle musiche italiane; scriveva con passione e secondo il suo umore e stato d’animo, firmando talvolta i suoi lavori con pseudonimi come “Eusebio” e “Florestano”. Introspettiva e spesso stravagante, la sua prima produzione è stata un tentativo di rompere con la tradizione delle forme e delle strutture classiche, che riteneva troppo restrittive. Con le sue composizioni Schumann attrasse l’attenzione di molti e si trovò al centro di una cerchia di giovani musicisti e appassionati di musica. Questo circolo, chiamato Lega di David, fondò nel 1834 la Neue Zeitschrift für Musik, rivista di progresso musicale, tuttora pubblicata, destinata ad opporsi ai vecchi metodi di insegnamento, che impedivano lo slancio dell’arte, e ad un certo dilettantismo invadente. Tra il 1835 ed il 1844 Schumann redasse quasi da solo la rivista, scrivendo un gran numero di articoli e studi, ma le sue prime composizioni non trovarono favore che nella stretta cerchia degli amici, mentre per il grande pubblico risultavano troppo complesse. Innamoratosi della figlia del suo maestro, Clara Wieck, talentuosissima pianista e compositrice, coronò il suo sogno nel 1840; i primi anni di matrimonio furono anni felicissimi e fecondi per Schumann. Una decina d’anni più tardi, chiamato a Düsseldorf come direttore generale della musica, si aggravarono i sintomi della sua instabilità mentale, già manifestati in precedenza. Internato in manicomio, si trascinò ancora per due anni, appena rischiarati da fuggevoli lampi di lucidità, sempre assistito dalla moglie e dall’amico Brahms fino alla morte. Schumann è uno dei compositori romantici per eccellenza; le sue opere sono un esempio raro di passionalità focosa e di sentimenti intimi, delicati, sensuali, lacrimevoli, autunnali. Il suo stile, ricco di sfumature, ma sempre chiaro e preciso nella condotta delle parti, è espresso attraverso un uso dell’armonia assai personale, che, come avviene per i suoi grandi contemporanei (in particolare Chopin e Liszt), si rende immediatamente riconoscibile all’orecchio dell’ascoltatore, soprattutto nei piccoli e numerosissimi brani per pianoforte. Al contrario di altri compositori romantici, Schumann non suonava l’organo, se non del tutto occasionalmente, sebbene avesse manifestato l’intenzione di accostarvisi dopo aver provato alcuni strumenti storici. Fu invece molto attratto dal “Pedalklavier”, o “Pedalpiano”, di nuova invenzione; ne fu talmente entusiasta da convincere Mendelssohn a costituire presso il conservatorio di Lipsia una cattedra dedicata a questo strumento. Per il “Pianoforte con pedaliera” Schumann compose nel 1845 i Sei Studi in forma di canone op. 56, i Quattro Schizzi op. 58 e le Sei Fughe su B.A.C.H. op. 60. La loro esecuzione organistica, consacrata dall’edizione di Marcel Dupré del 1949, non è scevra da problematiche timbriche e di scrittura, essendo pagine nate per una destinazione cameristica, ben lontana dalle sonorità ieratiche del re degli strumenti. I QUATTRO SCHIZZI op. 58 sono costruiti secondo la forma A-B-A, e tutti si sostanziano del contrasto tra le sezioni estreme, caratterizzate da accordi ribattuti e staccati e da sonorità nutrite, e la parte centrale, cantabile e di impronta più delicata. I SEI STUDI IN FORMA DI CANONE PER PIANOFORTE A PEDALI op. 56 furono composti da Schumann nel 1845 e pubblicati dall’editore Whistling a Lipsia dopo una decina di anni ovvero nel 1855, indicati come Volume I; in realtà un secondo volume non passò mai sotto le presse… Lo strumento di destinazione, il Pedalflügel, ovvero un pianoforte dotato di pedaliera, era una new entry rispetto alla quale Schumann, che era anche critico musicale e teorico, aveva profetizzato un grande avvenire, poiché ne intravvedeva la grandi possibilità di amplificazione orchestrale rispetto ai pianoforti normali. Tuttavia non fu questa la fortuna del pianoforte a pedali: questo imponente strumento non incontrò l’interesse dei pianisti o degli organisti che bazzicavano l’Europa musicale ottocentesca. Viene dunque spontaneo chiedersi il motivo di una scelta formale così complessa come il canone, basato su imprescindibili limiti contrappuntistici e faticosamente proponibile ad un pubblico oramai abituato alla soave leggerezza dell’ineffabile spirito romantico. I Sei Studi sono in realtà uno dei risultati dell’intenso corso di contrappunto che Robert Schumann e l’amata moglie Clara seguirono proprio in quell’anno in cui i pezzi furono scritti, il 1845. Questi brani sono dunque la sintesi compositiva, il frutto musicale dell’apprendimento didattico, oltre che un saggio immediato e genuino della capacità, tipica di Schumann, di rendere con freschezza ispirata le proprie idee. Questi brani, oggi magnificamente restituiti alla loro immediatezza originaria con l’esecuzione all’organo, confermano l’abilità di Robert Schumann nello scrivere in modo complesso e contrappuntistico. Furono dedicati a Johann Gottfried Kuntzsch, suo primo docente di pianoforte ed organista nella chiesa di S. Maria a Zwickau. Lo Studio n. 1, Nicht zu schnell, in do maggiore, sopra la linea tranquilla e distesa sviluppa un canone all’ottava con il pedale che funziona da accompagnamento e sostegno armonico. Il n. 2, Mit innigem Ausdruck è nella tonalità di la minore ed è costituito da un canone all’unissono. Il tono è di intima e serena tranquillità. Il n. 3 introdotto da un ispirato gesto retorico, contrappone il canto sapientemente imitiato ad un accompagnamento tipicamente pianistico. Il n. 4, nella tonalità di la bemolle maggiore descrive una situazione di grande e pacata tenerezza intercalata da una parte in fa minore caratterizzata da un grande impeto romantico. Il n. 5, Nicht zu schnell appartiene a quel fantastico mondo della notte, del misterioso e dell’incommensurabile così vicino all’immaginario del romanticissimo Robert Schumann. Una danza di elfi pare materializzarsi di fronte ai nostri occhi: fremiti, battiti d’ali, improvvisi sussulti che l’organo restituisce sublimamente attraverso passaggi repentini, veloci scalette, accordi dissonanti, note del pedale “in pizzicato” che sono incredibilmente rese vellutate e diafane. Davvero un meraviglioso quadro di grande suggestione. Conclude l’opera con lo studio n.6 in si maggiore, brano dal respiro armonico wagneriano in quanto pregno di tensioni armoniche struggenti. Le SEI FUGHE SUL NOME DI BACH op. 60 per organo o pianoforte a pedaliera: un vero e proprio omaggio al genio bachiano per il compositore più adorato sin dalla gioventù. La n. 1, un grande ricercare amplificato dalla grandezza del sentimento romantico, la n. 2 Lebhaft, originale e coinvolgente e di grande virtusismo la n. 3, Mit sanften Stimmen, che comunica un intimo sentimento di mitezza e pacificazione; dopo la fuga n. 5, Lebhaft, dal fitto intreccio cromatico e contrappuntistico, infine l’ultima della raccolta dell’op. 60, la n. 6, Mäßig, nach und nach schneller, una sorta di ripresa della prima fuga caratterizzata da un finale ispiratore delle successive grandi opere per organo di Max Reger.